Il Cantico de’ Cantici di Salomone – VIII
Con la sinistra il collo ei mi recinga,
E con la dritta mi carezzi e stringa!
sposo
Or qual suggello portami sul core,
Portami al braccio qual suggello eterno!
Chè forte egli è, come la morte, Amore,
Dura la gelosia come l’inferno!
Son le brace d’amor brace roventi,
Vampe di fuoco e più possenti assai!
Non ispengon molte acque, e le correnti
De’ fiumi amore non sommergon mai!
E se per questo amore altri gittasse
Ogni sostanza, ond’ha la casa opima,
Come di cose fuggitive e basse,
Di sue sostanze ei non faria più stima!
sposa
— Se la verrà qual muro, e noi sovresso
Un castello d’argento innalzeremo:
Se un uscio la verrà, più saldo e spesso
Con tavole di cedro il renderemo! —
Dissero i miei fratelli — Ed or son io
Quel muro, e torri le mie poppe sono!
Onde, venuta innanzi al signor mio,
Tutta beata in lui me gli abbandono!
Certa sua vigna Salomone avea
Cinta di pioppi, ed ai cultor la diede;
Sì che mille pe’ frutti ognun rendea
Sicli d’argento in annual mercede.
Ma la vigna, ch’è mia, mi sta davante!...
I mille sicli, o Salomon, sien tuoi;
E dugento se n’abbiano gli astanti
A la guardia fedel de’ frutti suoi. —
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