A G.S.V.

by Nicola Sole Italian

A G. S. V.
avventurata e cortese educatrice di rosignuoli

Or come il novo aprile
     Rinfronderà le ville in Mergellina,
     A l’antica, o gentile,
     Per te ritornerò dolce rapina;
     Poi che mi apprendi in graziosi modi
     Quanto ai gracili e implumi orfani approdi.

Oh il potevi tu sola!
     Tu sola, amor de l’usignuol possente
     Che le notti consola
     E il vigile dolor de l’occidente;
     E d’ispirate melodie profonde
     Del secolo a le gravi ansie risponde.

Tu che sedente a l’ara
     Del Genio i suoi divini estri alimenti,
     E invidiata e cara
     Sacerdotessa di sue note ardenti,
     Primiera accogli i numeri sovrani,
     Onde i teatri fremeran domani,

Tu de l’armoniosa
     Alata madre divinar potevi
     Ogni cura pietosa
     Che le mestizie de l’esiglio allevi
     Ai suoi perduti, se pietà può mai,
     Alleggiar tutti de l’esiglio i guai!

Grazie o cortese! E quando
     A queste riederai floride sponde,
     I cari ozi lasciando
     D’Agata e le tranquille ombre gioconde,
     Ove passi romita anni contenti
     De l’Itala melode a le sorgenti,

Due giovani usignuoli
     De’ Camaldoli schiusi entro le rose
     Sotto nitidi soli,
     Deporrò ne le tue mani vezzose;
     Perchè beati de la tua carezza
     Pongan l’ombrosa natural fierezza.

Oh allor per essi almeno
     (Sì poca oggi le preci ebber ventura!)
     Per questo aer sereno
     Scorra la voce tua limpida e pura,
     Ed ei la madre che oblïar non sanno,
     In quella voce, o Giuseppina, udranno!.

Source: Wikisource

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