A Maria immacolata

by Nicola Sole Italian

a
MARIA IMMACOLATA

          Nemica a Dio saresti
          Stata, un istante ancor,
          Tu nata in pro de’ mesti
          Ad espugnarne il cor?

Or non dovea la grazia,
     Che l’avvenir matura,
     Sola per Te precorrere
     L’universal sciagura?
          O chi previde il franto
          Patto su l’uom gravar,
          Te non potea dal pianto,
          Che ne verria, francar?

Tu pria che fosser gli Angioli
     Eri davanti a Dio!
     E allor che da le tenebre
     Del nulla il mondo uscìo,
          Con l’Increato Spiro
          Tratta su l’acque a par,
          In infinito giro
          Cieli corresti e mar.

Come solinga lampade,
     Che pria de’ tempi ardea,
     Raggiavi pel crepuscolo,
     Che innanzi a Lui correa.
          Spumando il mar profondo
          Te luce sua chiamò:
          Da la sua culla il mondo
          Inni d’amor t’alzò.


Sul limitar de’ secoli
     A fianco a Dio salivi,
     E i balenati tramiti
     Di tue bellezze empivi!...
          Un oceán di nubi
          Ti si devolse al piè;
          Migliaia di Cherubi
          Stetter cantando a Te.

Nè l’innocente osarono
     Sguardo levarti al viso,
     Chè il lampo non sostennero
     Del tuo divin sorriso!
          E allor che ne l’Edenne
          La creatura uscì,
          Che quelle forme ottenne,
          Che avresti assunte un dì,

I venti e l’acque emisero
     Voce melodïosa;
     Di maraviglia un fremito
     Passò di cosa in cosa,
          Fin che la fronte effusa
          Di vindice rossor
          Non dechinò l’illusa
          Del suo fedel sul cor.

Tu, figlia primogenita
     Del Creator Pensiero,
     Cader vedesti il fulmine
     Sul trasgressor primiero:

          Ma, quando in suo rigore
          L’Eterno a l’uom parlò,
          Te l’Increato Amore
          De l’ali sue velò.

Con che mirandi simboli
     La voce de’ Veggenti
     Te mallevò purissima
     A le venture genti,
          Che la Jesséa radice
          Videro in Te fiorir,
          E di fragranza altrice
          Tante speranze empir!

Come di luce un limpido
     Raggio che al sol reddia
     Intatto da le tenebre
     Che traversò per via,
          Così serena e pura
          Varcavi il dì mortal,
          Intatta da la dura
          Necessità del mal.

Da che gli umani ottennero
     Del tuo dolor mercede,
     Visse nel cor de’ popoli
     Questa indomata fede!
          Da’ suoi nemici illesa,
          Di gente in gente andò,
          Fin che per lei la Chiesa
          La sua parola alzò.


Chiesta per tanti secoli,
     Da tanti voti ambita,
     Dal labbro d’un Pontefice
     La gran parola è uscita!
          Passò di lido in lido,
          Di mare in mar volò,
          E de la terra il grido
          Eco del ciel sembrò.

Come più bella, o Vergine,
     Oggi la donna appare,
     Spargendo i fior del limite
     Sul tuo festante altare!
          Questa figliuola d’Eva,
          Che ti si prostra al piè,
          Quanto per Te si eleva,
          Come si esalta in Te

Immacolata! E il misero,
     Che non ricorse invano
     A Te pensosa e tenera
     D’ogni lamento umano,
          Oggi di qual corona
          T’infiorerà l’altar?
          Può la mortal canzona
          Fra gl’inni tuoi suonar?

Deh, l’ispirato Cantico,
     Che su le corde d’oro
     Oggi i celesti alternano
     D’uno in un altro Coro,

          De l’armonia vestito
          De l’italo sermon,
          Risalga a Te gradito
          De’ sacri bronzi al suon!

Nato per Te sul Libano
     Da l’Arpa israelita,
     Benignamente accoglilo,
     Pietosa Sullamita!
          Il tuo favor celeste
          Quanto per lui varrà
          Ne la rimessa veste,
          Di che recinto or va!

E Te diran d’Esperia,
     Nel patrio suon, le donne
     Rosa immortal di Gerico,
     Cipresso di Sïonne!
          Le vergini e le spose
          Intenderan così
          Le note armonïose,
          Che Sullamita udì,

Quando di caste lagrime
     Sparsa il seren de gli occhi,
     Vedea fra l’armi irrompere
     D’Amminadabbo i cocchi,
          Ed un rumor di guerra
          Cupo salia pel ciel,
          E rosseggiò la terra
          Del sangue d’Israel!

Source: Wikisource

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