Il Cantico de’ Cantici di Salomone – V
V
— M’apri, Amica? — dicea — M’apri, ti desta,
O colomba, o sorella, o immacolata!
Chè sparsa di rugiada è la mia testa,
E i ricci miei di rigida brinata! —
Ed io, dubbiando: — Rivestirmi omai
Dovrei la gonna, che lasciai pur ora?
Puri testè da l’onda i piè levai,
Perchè dovrei rimacularli ancora? —
Pel forame de l’uscio il braccio ei spinse,
E il cor balzommi, e la pietà mi vinse!
E rapida ad aprirgli uscii di letto,
E le mie mani e le tremanti dita
Gocciolàr de la toppa in sul ferretto
La più limpida mirra ed esquisita.
E l’uscio aprii... Ma l’amor mio ritratto
Già s’era, e volto altrove!.... Ah non badai,
Quand’ei parlava, io di me fuori affatto!...
Lo seguii, nè il rinvenni!... Io lo chiamai,
Ei non rispose a me! Sopra mi uscìo
Allor la scolta che girando andava:
Mi ferì, mi percosse; e il manto mio
La guardia de le mura a me strappava!
O figlie di Sïonne! Oh, se vedrete
L’amico mio, l’amico del mio core,
Che gli direte voi, che gli direte?
Oh, ditegli com’io manco d’amore!
coro
sposa
Due colonne di marmo a base d’oro
Le sue gambe diresti: ed egli stesso
Al Libano somiglia, ed in decoro
Sorvanza i cedri verdeggianti in esso.
E come il suon de la sua voce è grato!
E come tutto un rapimento egli è!....
O figlie di Sïon! Tale è l’amato,
Che in Sïonne non ama altra che me!
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