La donna e l'amore
LA DONNA E L’AMORE
(sull’urna d’una straniera)
Ed, ahi, sì presso al talamo,
Cui ti fioría l’Imene,
Ponea la Morte un tumolo,
E lo ponea per te!
Ahi! non invan dai giovani
Boschi del patrio Eliso
In servitù magnanima
La nuova donna errò,
E moribonda, e pallida
Soavemente il viso,
Sovra il guancial del profugo
La fronte abbandonò!
Eva innocente e florida
Di gioventù romita,
Nel caro Eden domestico
Chiude la donna il cor;
Fin che da l’ombre placide
De’ suoi recessi uscita,
Va generosa ed esule
Ove la porta amor.
Sa questo fior che l’aure
De’ suoi profumi inonda,
Sa dove i molli petali
Novellamente aprì;
Ma ignora oltre quai limiti,
E in che rimota sponda
Andrà piegando al vespero
De la sua vita il dì!
Pur ne’ supremi aneliti
Ti consolò la Fede,
E ti covrì di mammole
Il peregrino avel:
Chè del tuo letto un angiolo
Venne a posarsi al piede,
E ti additò la patria
D’ogni straniero, il ciel!
Settembre 1857.
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