Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto XLII

by Francesco Petrarca (1304–1374) Italian

SONETTO XLII.

Poro era ad appressarsi agli occhi miei
La luce che da lunge gli abbarbaglia:
Che, come vide lei cangiar Tessaglia,
Così cangiato ogni mia forma avrei:
E s’io non posso trasformarmi in lei
Più ch’i’ mi sia, non ch’a mercè mi vaglia;
Di qual pietra più rigida s’intaglia,
Pensoso ne la vista oggi sarei;
O di diamante, o d’un bel marmo bianco
Per la paura forse, o d’un diaspro
Pregiato poi dal volgo avaro, e sciocco:
E sarei fuor del grave giogo, ed aspro;
Per cu’ i’ ho invidia di quel vecchio stanco
Che fa con le sue spalle ombra a Marrocco.

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