Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CXIX
SONETTO CXIX.
Questa umil fera, un cor di tigre, o d’orsa;
Che ’n vista umana, e ’n forma d’angel vene;
In riso, e ’n pianto, fra paura, e spene
Mi rota sì, ch’ogni mio stato inforsa.
Se ’n breve non m’accoglie, o non mi smorsa,
Ma pur, come suol far, tra due mi tene;
Per quel ch’io sento al cor gir fra le vene
Dolce veneno, Amor, mia vita è corsa.
Non può più la vertù fragile, e stanca
Tante varietati omai soffrire:
Che ’n un punto arde, agghiaccia, arrossa, e ’mbianca.
Fuggendo spera i suoi dolor finire;
Come colei che d’ora in ora manca:
Che ben può nulla chi non può morire.