Sonetto CLVII
Una candida cerva sopra l’erba
Verde m’apparve con duo corna d’oro
Fra due riviere all’ombra d’un’Alloro
Levando ’l Sole alla stagion’ acerba.
Era sua vista sì dolce superba,
Ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
Come l’avaro, che ’n cercar tesoro
Con diletto l’affanno disacerba.
Nessun mi tocchi, al bel collo d’intorno
Scritto avea di diamanti, e di topazi;
Libera farmi al mio Cesare parve.
Ed era ’l Sol già volto al mezzo giorno;
Gli occhi miei stanchi di mirar, non sazj;
Quand’io caddi nell’acqua, ed ella sparve.
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