Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCXXXVIII
SONETTO CCXXXVIII.
Se lamentar augelli, o verdi fronde
Mover soavemente all’aura estiva,
O roco mormorar di lucid’onde
S’ode d’una fiorita, e fresca riva;
Là ’v’io seggia d’amor pensoso, e scriva;
Lei che ’l ciel ne mostrò, terra n’asconde,
Veggio, ed odo, ed intendo: ch’ancor viva
Di sì lontano a’ sospir miei risponde.
Deh perchè innanzi tempo ti consume?
Mi dice con pietate: a che pur versi
Degli occhi tristi un doloroso fiume?
Di me non pianger tu, che miei dì fersi,
Morendo, eterni; e nell’eterno lume,
Quando mostrai di chiuder gli occhi, apersi.