Sonetto CCXXII
In tale stella duo belli occhi vidi
Tutti pien’ d’onestate, e di dolcezza,
Che presso a quei d’Amor leggiadri nidi
Il mio cor lasso ogni altra vista sprezza.
Non si pareggi a lei qual più s’aprezza
In qualch’etade, in qualche strani lidi:
Non chi recò con sua vaga bellezza
In Grecia affanni, in Troia ultimi stridi:
Non la bella Romana che col ferro
Aprì ’l suo casto, e disdegnoso petto:
Non Polissena, Issifile, e Argìa,
Questa eccellenza è gloria (s’i’ non erro)
Grande a Natura, a me sommo diletto:
Ma che? vien tardo, e subito va via.
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