Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCXL

by Francesco Petrarca (1304–1374) Italian

SONETTO CCXL.

Quante fiate al mio dolce ricetto
Fuggendo altrui, e, s’esser può, me stesso,
Vo con gli occhi bagnando l’erba, e ’l petto;
Rompendo co’ sospir l’aere da presso:
Quante fiate sol pien di sospetto
Per luoghi ombrosi, e foschi mi son messo
Cercando col penser l’alto diletto
Che Morte ha tolto; ond’io la chiamo spesso:
Or in forma di Ninfa, o d’altra Diva,
Che del più chiaro fondo di Sorga esca,
Et pongasi a seder in su la riva;
Or l’ho veduta su per l’erba fresca
Calcare i fior, com’una donna viva,
Mostrando in vista che di me le ’ncresca.

More poems by Francesco Petrarca

All poems by Francesco Petrarca →