Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCXCVIII
SONETTO CCXCVIII.
Del cibo onde ’l Signor mio sempre abbonda,
Lagrime, e doglia, il cor lasso nudrisco;
E spesso tremo, e spesso impallidisco
Pensando alla sua piaga aspra, e profonda.
Ma chi nè prima, simil, nè seconda
Ebbe al suo tempo, al letto in ch’io languisco,
Vien tal ch’a pena a rimirar l’ardisco;
E pietosa s’asside in su la sponda.
Con quella man che tanto desiai,
M’asciuga gli occhi, e col suo dir m’apporta
Dolcezza ch’uom mortal non sentì mai.
Che val, dice, a saver, chi si sconforta?
Non pianger più; non m’hai tu pianto assai?
Ch’or fostù vivo, com’io non son morta.