Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCLXXVII

by Francesco Petrarca (1304–1374) Italian

SONETTO CCLXXVII.

Al cader d’una pianta, che si svelse,
Come quella che ferro, o vento sterpe,
Spargendo a terra le sue spoglie eccelse,
Mostrando al Sol la sua squalida sterpe;
Vidi un’altra ch’Amor obbietto scelse,
Subbietto in me Calliope, ed Euterpe;
Che ’l cor m’avvinse, e proprio albergo felse,
Qual per tronco, o per muro edera serpe.
Quel vivo Lauro ove solean far nido
Gli alti penseri, e i miei sospiri ardenti,
Che de’ bei rami mai non mossen fronda;
Al Ciel traslato, in quel suo albergo fido
Lasciò radici, onde con gravi accenti
È ancor chi chiami, e non è chi risponda.

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