Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCLXII
SONETTO CCLXII.
Amor, che meco al buon tempo ti stavi
Fra queste rive a’ pensier nostri amiche;
E per saldar le ragion nostre antiche,
Meco, e col fiume ragionando andavi:
Fior, frondi, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi;
Valli chiuse, alti colli, e piagge apriche,
Porto dell’amorose mie fatiche,
Delle fortune mie tante, e sì gravi:
O vaghi abitator de’ verdi boschi;
O Ninfe; e voi che ’l fresco erboso fondo
Del liquido cristallo alberga, e pasce:
I miei dì fur sì chiari; or son sì foschi;
Come Morte, che ’l fa. Così nel mondo
Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce.