Le rime di M. Francesco Petrarca/Canzone XXXIV
S
Dal dì che la mammella
Lasciai, fin che si svella
Da me l’alma: adorar: forse e ’l farei.
Ma s’io nol dissi; chi sì dolce apria
Mio cor’ a speme nell’età novella,
Regga ancor questa stanca navicella
Col governo di sua pietà natia;
Nè diventi altra; ma pur qual solìa
Quando più non potei,
Che me stesso perdei,
Nè più perder devrei.
Mal fa chi tanta fe’ sì tosto obblia.
Io nol dissi giammai, nè per dir poria
Per oro, o per cittadi, o per castella:
Vinca ’l ver dunque, e si rimanga in sella,
E vinta a terra caggia la bugia.
Tu sai in me il tutto, Amor: s’ella ne spia,
Dinne quel che dir dei:
I’ beato direi
Tre volte, e quattro, e sei
Chi devendo languir, si morì pria.
Per Rachel’ ho servito, e non per Lia:
Nè con altra saprei
Viver, e sosterrei,
Quando ’l ciel ne rappella,
Girmen con ella in sul carro d’Elia.