Le rime di M. Francesco Petrarca/Canzone XXVI

by Francesco Petrarca (1304–1374) Italian

S

     Ma non sempre a la scorza
     Ramo, nè ’n fior, nè ’n foglia
     Mostra di for sua natural virtude.
     Miri ciò che ’l cor chiude,
     Amor, e que’ begli occhi
     Ove si siede a l’ombra.
     Se ’l dolor che si sgombra,
     Avven che ’n pianto, e ’n lamentar trabocchi,
     L’un’ a me noce, e l’altro
     Altrui, ch’io non lo scaltro.
Dolci rime leggiadre;
     Che nel primiero assalto
     D’Amor’ usai, quand’io non ebbi altr’arme;
     Chi verrà mai che squadre
     Questo mio cor di smalto;
     Ch’almen, com’io solea, possa sfogarme?
     Ch’aver dentr’a lui parme
     Un che Madonna sempre
     Depinge, e di lei parla:
     A voler poi ritrarla,
     Per me non basto; e par ch’io me ne stempre:
     Lasso, così m’è scorso
     Lo mio dolce soccorso.
Come fanciul ch’appena
     Volge la lingua, e snoda;
     Che dir non sa, ma ’l più tacer gli è noja;
     Così ’l desir mi mena
     A dire: e vo’ che m’oda
     La dolce mia nemica anzi ch’io moja.
     Se forse ogni sua gioja
     Nel suo bel viso è solo,
     E di tutt’altro è schiva;
     Odil tu verde riva;
     E presta a’ miei sospir’ sì largo volo,
     Che sempre si ridica,
     Come tu m’eri amica.

Ben sai, che sì bel piede
     Non toccò terra unquanco,
     Come quel, di che già segnata fosti:
     Onde ’l cor lasso riede
     Col tormentoso fianco
     A partir teco i lor pensier nascosti.
     Così avestu riposti
     De’ bei vestigi sparsi
     Ancor tra’ fiori, e l’erba:
     Che la mia vita acerba
     Lagrimando trovasse ove acquetarsi.
     Ma come può s’appaga
     L’alma dubbiosa, e vaga.
Ovunque gli occhi volgo,
     Trovo un dolce sereno,
     Pensando, Qui percosse il vago lume.
     Qualunque erba, o fior colgo,
     Credo che nel terreno
     Aggia radice ov’ella ebbe in costume
     Gir fra le piagge, e ’l fiume,
     E talor farsi un seggio
     Fresco, fiorito, e verde:
     Così nulla sen’ perde:
     E più certezza averne fora il peggio.
     Spirto beato quale
     Se, quando altrui fai tale?
O poverella mia, come se rozza!
     Credo che tel conoschi:
     Rimanti in questi boschi.

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