Le rime di M. Francesco Petrarca/Canzone XVIII
P
Ma la paura un poco;
Che ’l sangue vago per le vene agghiaccia;
Risalda ’l cor perchè più tempo avvampi.
O poggi, o valli, o fiumi, o selve, o campi,
O testimon’ della mia grave vita,
Quante volte m’udiste chiamar Morte?
Ahi dolorosa sorte!
Lo star mi strugge, e ’l fuggir non m’aita.
Ma; se maggior paura
Non m’affrenasse; via corta, e spedita
Trarrebbe a fin quest’aspra pena, e dura;
E la colpa è di tal, che non ha cura.
Dolor, perchè mi meni
Fuor di cammin’ a dir quel ch’i’ non voglio?
Sostien’ ch’io vada ove ’l piacer mi spigne.
Già di voi non mi doglio,
Occhi sopra ’l mortal corso sereni,
Nè di lui ch’a tal nodo mi distrigne.
Vedete ben quanti color dipigne
Amor sovente in mezzo del mio volto;
E potrete pensar, qual dentro fammi,
Là ’ve dì, e notte stammi
Adosso, col poder c’ha in voi raccolto,
Luce beate, e liete;
Se non che ’l veder voi stesse v’è tolto:
Ma quante volte a me vi rivolgete,
Conoscete in altrui quel che voi siete.
S’a voi fosse sì nota
La divina incredibile bellezza
Di ch’io ragiono, come a chi la mira;
Misurata allegrezza
Non avria ’l cor: però forse è remota
Dal vigor natural che v’apre, e gira.
Felice l’alma che per voi sospira,
Lumi del ciel, per li quali io ringrazio
La vita che per altro non m’è a grado.
Oimè, perchè sì rado
Mi date quel dond’io mai non son sazio?
Perchè non più sovente
Mirate, qual’Amor di me fa strazio?
E perchè mi spogliate immantenente
Del ben, ch’ad ora ad or l’anima sente?
Dico, ch’ad ora ad ora
(Vostra mercede) i’ sento in mezzo l’alma
Una dolcezza inusitata, e nova;
La qual ogni altra salma
Di nojosi pensier disgombra allora
Sì, che di mille un sol vi si ritrova:
Quel tanto a me, non più, del viver giova:
E se questo mio ben durasse alquanto,
Nullo stato agguagliarse al mio porrebbe:
Ma forse altrui farebbe
Invido, e me superbo l’onor tanto:
Però, lasso, conviensi
Che l’estremo del riso assaglia il pianto:
E ’nterrompendo quelli spirti accensi,
A me ritorni, e di me stesso pensi.
L’amoroso pensero
Ch’alberga dentro, in voi mi si discopre
Tal, che mi trae del cor ogni altra gioia:
Onde parole, ed opre
Escon di me sì fatte allor, ch’i’ spero
Farmi immortal, perchè la carne moja.
Fugge al vostro apparire angoscia, e noja;
E nel vostro partir tornano inseme:
Ma perchè la memoria innamorata
Chiude lor poi l’entrata;
Di là non vanno dalle parti estreme:
Onde s’alcun bel frutto
Nasce di me; da voi vien prima il seme:
Io per me son quasi un terreno asciutto
Colto da voi, e ’l pregio è vostro in tutto.
Canzon, tu non m’acqueti, anzi m’infiammi
A dir di quel ch’a me stesso m’invola:
Però sia certa di non esser sola.