Le rime di M. Francesco Petrarca/Canzone XL
C
Oimè, terra è fatto il suo bel viso,
Che solea far del Cielo,
E del ben di lassù fede fra noi.
L’invisibil sua forma è in Paradiso
Disciolta di quel velo
Che qui fece ombra al fior degli anni suoi,
Per rivestirsen poi
Un’altra volta, e mai più non spogliarsi;
Quand’alma, e bella farsi
Tanto più la vedrem, quanto più vale
Sempiterna bellezza, che mortale.
Più che mai bella, e più leggiadra donna
Tornami innanzi, come
Là dove più gradir sua vista sente.
Questa è del viver mio l’una colonna:
L’altra è ’l suo chiaro nome,
Che sona nel mio cor sì dolcemente.
Ma tornandomi a mente
Che pur morta è la mia speranza viva
Allor ch’ella fioriva;
Sa ben’ Amor, qual’ io divento, e spero
Vedel colei ch’è or sì presso al vero.
Donne, voi che miraste sua beltate,
E l’angelica vita,
Con quel celeste portamento in terra;
Di me vi doglia, e vincavi pietate,
Non di lei, ch’è salita
A tanta pace, e me ha lasciato in guerra;
Tal, che s’altri mi serra
Lungo tempo il camin da seguitarla;
Quel ch’Amor meco parla,
Sol mi ritien ch’io non recida il nodo;
Ma e’ ragiona dentro in cotal modo:
Pon freno al gran dolor che ti trasporta;
Che per soverchie voglie
Si perde ’l Cielo, ove ’l tuo core aspira;
Dove è viva colei ch’altrui par morta;
E di sue belle spoglie
Seco sorride; e sol di te sospira;
E sua fama, che spira
In molte parti anchor per la tua lingua,
Prega che non estingua;
Anzi la voce al suo nome rischiari;
Se gli occhi suoi ti fur dolci, nè cari.
Fuggi ’l sereno, e ’l verde,
Non t’appressare ove sia riso, o canto,
Canzon mia, nò, ma pianto:
Non fa per te di star fra gente allegra,
Vedova sconsolata in vesta negra.