L'ora della morte
della Stessa.
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Una stagion la fronde
Ha per cader; una stagione il fiore
Per appassir: le stelle un’ora asconde,
Ma tue, morte infedel, tutte son l’ore.
Il giorno alla fatica,
Sacra è la sera al conversare giocondo;
Notte è de’ sogni e del riposo amica;
Ma tutte l’ore tu passeggi il mondo.
Ha l’ora sua la mensa,
Ora di riso e di festevol canto;
Ora poi vien che l’uom sospira e pensa;
Ma tuo, rapace, il giorno è tutto quanto.
Ride il garzon securo;
Ride secura sul mattin la rosa;
Ma tu già non attendi il fior maturo
Per istender la falce ruïnosa.
Una stagion la fronde
Ha per cader: una stagione il fiore
Per appassir: le stelle un’ora asconde;
Ma tue, morte infedel, tutte son l’ore.
Quando vien men la luna,
Quando dal mar la rondin fa ritorno,
Quando imbionda la spica e l’uva imbruna,
Noi conosciam; tu sola non hai giorno.
Verrai co’ dolci fiati
Che carezzano il capo alle viole?
Verrai quando la neve alta è ne’ prati?
I tuoi sentieri non conosce il sole.
Ove più spuma il mare,
Ove ferve di danze il chiuso albergo,
In campo aperto, accanto al focolare
Invisibil dell’uom pendi sul tergo.
Sei coll’amico afflitto
Sovra la coltre dell’amico estinto;
Sei dove ardono i brandi, e nel conflitto
Ebbra non scerni il vincitor dal vinto.
Una stagion la fronde
Ha per cader; una stagione il fiore
Per appassir: le stelle un’ora asconde;
Ma tue, morte infedel, tutte son l’ore.