I morti d'Inghilterra
della Stessa.
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Signori dell’Oceano,
Ove dormono i vostri incliti morti?
Ov’è la tomba olimpica
Che la gloria poneva a’ vostri forti?
Stranier, gli abissi naviga;
Spandi le vele tutte quante a’ venti;
Foresta o mar non mormora,
Che non ricovri d’Albïon gli spenti.
Allato alle piramidi,
Là di Sïene sull’adusta landa
Atroce il sol rifolgora,
E l’immobile palma ombre non manda;
Sull’arsa landa assiduo
Incomba il sol di mezzo a’ firmamenti;
D’un pieno giorno al termine
Là d’Albïon riposano gli spenti.
Romoreggiando infuria
L’uragano dell’Indo in sulla foce;
De’ tigri nelle tenebre
Esterrefatto il Gange ode la voce;
Tigri, uragani infurino;
Più suon non v’ha che i Mani altrui sgomenti
Tocco il sereno vespero,
Là d’Albïon riposano gli spenti.
I tuoi deserti, America,
Precipitando la fiumana assorda;
Acute frecce incoccano
Truci i Selvaggi sulla tesa corda;
Fischino i dardi: allaghino
L’immenso piano i turgidi torrenti;
Fornito il giorno e l’opera,
Là d’Albïon riposano gli spenti.
De’ Pirenei sul vertice
Nevi e foreste il turbine tormenta;
Divelti rami e stipiti,
Come foglie di rosa, in alto avventa;
Le nevi aggiri il turbine,
Getti schiantate le foreste a’ venti;
In Roncisvalle vinsero;
Là d’Albïon riposano gli spenti.
A’ marinari orribile
Nel gelato Oceàn scende ia sera,
Quando il naviglio accerchiano
Torpidi i ghiacci e fitto il ciel si annera;
Premano ghiacci e tenebre;
Già con bandiera ed albero i valenti
La loro via fornirono;
Anche là d’Albïon dormon gli spenti.
Giganti dell’Oceano,
Industri eroi, guerrieri e marinari,
I picchi la piramide,
La vostra fossa son le sabbie e i mari.
Stranier, gli abissi naviga;
Spandi le vele tutte quante a’ venti;
Foresta o mar non mormora,
Che non ricovri d’Albïon gli spenti.