Il Cantico di Giuditta

by Giacomo Zanella Italian

Giuditta, Capo ultimo.

Oh, si agiti il cembalo,
Il timpano suoni!
Cantate l’Altissimo,
Invitti campioni!
O vergini, un cantico
Sull'arpe sonore
Temprate al Signore!

Si esalti la gloria,
S’invochi il suo nome:
Ei solo le furie
De’ popoli ha dome;
Signore de’ secoli,
Signor degli eventi,
Cantatelo, o genti.

In mezzo al suo popolo
Chiamato a tenzone
Levò formidabile

Il suo padiglione:
Si piacque proteggere
Dalla ira straniera
La fida sua schiera.

Dai monti di borea
L’Assiro discese,
Di sue moltitudini
Coprendo il paese:
I fiumi seccarono;
Di sotto a’ cavalli
Scomparver le valli.

Giurava d’incendere
La santa contrada;
Nel petto a’ miei giovani
Tuffare la spada:
Co’ bimbi le vergini
A barbare rive
Tradurre cattive.

Ma Dio colla folgore
Incontro gli mosse;
Per man di una debole
L’altero percosse.
Vittoria! Dal braccio
Non ei fu trafitto
Di giovane invitto;

Non gli alti Titanidi
Gli rupper la maglia,
Nè sceser gl’indomiti
Giganti a battaglia;
La figlia di Mérari
Col florido viso,
Giuditta l’ha ucciso.

Il brun della vedova
Vestito depose:
Si cinse di giubilo,
Ornossi di rose;
Sul volto de’ miseri
Nelle ore supreme
Fe rider la speme.

Di nitido balsamo
Le guance si tinse;
Di mitra purpurea
Le chiome costrinse:
Al barbaro insidia,
In manto novello
Uscì dall’ostello.

Nell’ôr de’ suoi sandali
Fu domo l’altero;
La donna bellissima

Lo fe prigioniero;
La donna terribile
Sul collo esecrando
Fe scendere il brando.

I Persi gelarono
Di tanto ardimento:
A’ Medi rizzaronsi
I crin di spavento;
Allor di grandi ululi,
Di orribili stridi
Sonarono i lidi,

Allor che i miei poveri
Di sete languenti
Dal muro piombarono
Sulle orde fuggenti.
Correte, lanciatevi,
Mietete sulle orme
Le barbare torme.

La bionda progenie
Di giovani spose
Infranse di Ninive
Le spade famose:
I prodi non ressero,
Di pargoli in guisa,
All’ira improvvisa.

Oh, grande all’Altissimo
Si moduli un canto;
Pel giro de’ secoli
Risuoni il suo vanto!
Di Persia, di Assiria
Al soffio di Dio
Il fiore svanìo!

Signor, tuoi gli eserciti,
È tua la vittoria!
Signor del mio popolo,
Chi teco si gloria?
Tu parli: dai vortici
Del nulla fecondo
Fuor lanciasi il mondo;

A’ piedi in silenzio
Ti sta l'universo;
Al suon di tue collere
Ogn’empio va sperso;
Le pietre si squagliano,
Ribollon le fonti,
Traballano i monti.

Beato chi trepido
Ti cole, o Signore!
Sul capo gli rutila

Ghirlanda di onore,
O giudice ei moderi
In pace la terra,
O fulmini in guerra.

Ma guai chi sugli umili
Tuoi servi si getta!
A tergo gli mormora
L’eterna vendetta:
Nel giorno novissimo
Fia cerca, fia rasa
Degli empi la casa.

Già turbini e folgori
Accerchiano il loco:
Son preda i cadaveri
A’ vermini, al foco,
Al foco che orribile
De’ rei fa governo
Nel secolo eterno.

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