A Marco Lucceio figlio di Marco
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Mentre io piangea la subita partita
Del mio nepote, lamentando il frale
Fil dalle Parche ordito alla sua vita;
E da lento gemea fato mortale
Tronco il fior de’ suoi giorni, ed un cordoglio
Sentìa qual mai non conturbommi eguale,
Me desolato, me tradito e spoglio
Di ogni gioia gridando, e commovea
Co’ pianti miei qual è più duro scoglio;
Della notte al cader, quando splendea
Rugiadoso Lucifero, e sull’orma
Dell’alato corsier l’aure fendea,
Ammantata di luce eterea forma
Scendere io vidi dalle stelle. Errore
Quel che scorsi non fu d’alma che dorma;
Ma con sua voce e natural colore
L’estinto giovanetto mi s’offerse
Dell’immago sua solita maggiore.
Fulgidi come sole in me converse
Gli occhi, e svelando gl’omeri lucenti
In questo dire il roseo labbro aperse:
« Mio vero genitor, perchè lamenti
Che tratto io fossi alle stellate sfere?
Divino io son; nè piangere convienti;
Nè con supplici voti e con preghiere
Affaticar gli Dei ti si consente,
Di cui già sto fra le beate schiere.
Non io vedrò la squallida corrente
Del Tartaro esecrato, o di Acheronte
Trapasserò gli stagni, ombra dolente;
Non io la nera tua nave, Caronte,
Col remo spingerò; nè tema alcuna
Avrò della tua bieca orrida fronte;
Nè l’antico Minosse per la bruna
Manderammi a vagar erma campagna,
O nell’ima a giacer stigia laguna.
Sorgi; reca alla madre che non piagna
Il figliuol suo, siccome notte e giorno
Filomela del tolto Iti si lagna.
Perocchè delle mute ombre al soggiorno
Mi togliea Vener santa, e mi schiudea
Dell’etere stellato il tempio adorno. »
Balzo in sul letto: un freddo mi correa
Brividìo per le membra, e una fragranza
Come di cielo il chiuso loco empiea
Divo nepote, ossia che nella stanza
Degli Elisi beata, in fra gli Amori,
Intrecci con Adone allegra danza;
Sia che in mezzo alle muse inni canori
Disciolga all’ombra dell’aonie frondi,
Gli Dei t’accoglieranno a’ primi onori.
Bacco sarai se d’ellera circondi
Il festevole tirso, ed il crin d’oro
Sotto frondoso pampino nascondi;
Che se i lunghi capei cingi d’alloro,
Ed arco e strali all’omero sospendi,
Febo sarai nel sempiterno coro.
Prendi le vesti fluttüanti, prendi
Il berretto de’ Frigi; Ati secondo
Di novo ardor già tu Cibelle accendi.
Che se stringere il fren t’è più giocondo
A spumante corsier, Cìllaro in sella
Qual vago sosterrà nobile pondo!
Ma sii nume od eroe qual più t’abbella,
Salva, oh salva la tua madre diletta,
Il fratel giovanetto e la sorella.
Di unguenti invece e di ghirlande accetta
Intanto questo don, contro cui move
Sue lime indarno il tempo, e la saetta
Strugger non può dell’iracondo Giove.
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