Rime nuove/Libro VI/I due titani

by Giosuè Carducci (1835–1907) Italian

LXXV.
I DUE TITANI

prometeo.

L’avvoltoio, o fratello, il cuor mi lania
Con piaghe eterne e nuove:
Pazïente fratel di Mauritania,
Maledetto sia Giove!

atlante.

Ed a me il ciel d’astri e di dèi fervente
Gli ómeri grava e il petto:
O di Scizia fratel mio sapïente,
Giove sia maledetto!

prometeo.

Intorno a questo capo ove signore
Siede il pensiero eterno
Intorno al sen che alberga tanto amore,
Stride perpetuo verno.

atlante.

Libica estate a me le membra incende.
Io brucio: questa pietra
Del granito, che tienmi, al sol si fende
Con un tinnir di cetra.

prometeo.

In che peccai? La luce, etereo dono,
Arrisi in cuore e in volto
A l’uom: fatto ei l’avea triste e al suol prono,
Il re d’Olimpo stolto.

atlante.

Vil tiranno! dieci anni a faccia a faccia
Gli stetti contro in guerra:
Vòlto in bruto, ei fuggí da le mie braccia
Tremando per la terra.

prometeo.

Ma io so ch’ei morrà, né per preghiere
Gli apro de i fati il velo:
Ond’ei del fulmin tutto dí mi fere,
Il vigliacco del cielo.

atlante.

Pomi a me crescon, di sue mense invidia,
L’Esperidi ognor deste
Guàrdanli a me: che in vano ei me gl’insidia,
Il ghiottone celeste.

prometeo.

Da lo scitico mare in lunghi manti
Le azzurre Oceanine
A me surgono, e d’inni e di compianti
Mi ghirlandano il crine.

atlante.

E a me danzando vengono amorose
Le Pleiadi, fiorenti
Mie figliuole, d’eroi feconde spose,
Madri d’inclite genti.

prometeo.

Ferma Ïo la fatal fuga d’avante
A me, la fera faccia
Volgendo: io canto a la divina errante
La gloria ch’è in sua traccia.

atlante.

Cirene a me ne l’odorata sera
Spande le trecce belle,
E pie traverso quella chioma nera
Mi ridono le stelle.

Come opposta s’incontra la corrente
Che da’ due poli move,
Te il forte ad una voce e il sapïente
Maledicono, o Giove.

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