La Cicceide legittima – II, X

by Giovanni Francesco Lazzarelli Italian

A D. Ciccio, che disfida un suo Collega per avergli detto, che si provvedesse di legna.

x.

Qual v'aggrava, Signor, l'anca mancina
Ferro guerriero, e marziale impaccio?
E perchè sì crudele or la sguaina
Contro me, che v’adoro, ingiusto il braccio?
Deh, raddolcita omai l’alma ferita.
Renda il suo gajo al torbido mostaccio,
E torni entro la placida guaina
A gli usati riposì il coltellaccio.
Tali a D. Ciccio i preghi suoi converse
Il buon Collega, e tratto via lo scudo,
Si diè per vinto, e suo prigion s’offerse.
Indi seguì: Se mi vuoi morto, o crudo,
(E in questo dir le natiche scoperse)
Ecco a saziar tue brame il petto ignudo.

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