Rime nuove/Libro III/Anacreontica romantica

by Giosuè Carducci (1835–1907) Italian

Nel bel mese di maggio
Io sotterrai l’amor
De’ nuovi soli al raggio
Sotto un’acacia in fior.

Le requie lamentose
Disser gli augelli in ciel,
E fu tra gigli e rose
Del picciol dio l’avel.

Fu tra le rose e i gigli
D’un molto amato sen:
I prati eran vermigli,
Rideva il ciel seren.

Una memoria mesta
Vi posi a vigilar:
Poteasi de la festa
Il morto contentar.

Ahi, ma la tomba è cuna
Al picciolo vampir!
Al lume de la luna
Vuol tutte notti uscir.

Vien, su le tempie ardenti
Co’ i vanni aperti sta;
Gli scuote lenti lenti,
E addormentar mi fa.

Susurra a l’alma stanca
Un’ombra ed un ruscel,
Ed una fronte bianca
Ride tra un nero vel.

Cosí, mentr’ei del mite
Sonno m’irriga e tien,
Morde con due ferite
L’umida tempia e ’l sen.

Per quelle il rosso sangue
Tutto mi sugge Amor,
E vaneggiando langue
La vita al capo e al cuor.

Ma, perché piú non possa
Il reo vampiro uscir,
Dee su l’aperta fossa
Un prete benedir.

L’incanto allor si scioglie
E il morto in cener va;
Piú da vestirsi spoglie
Il dèmone non ha.

L’avello del tuo petto,
O donna, io l’aprirò:
Il morto piccioletto
Vedervi dentro io vo’;

Io vo’ che putre e mézzo
Polvere ei torni al fin:
Prete sarà il disprezzo
Ed acqua santa il vin.

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