Amore immortale
Questo testo fa parte della raccolta Versi di Giacomo Zanella
Era un giorno di festa, ed ella ed io
In silenzio posati alla finestra
Contemplavamo il sol che vaporoso
In grembo si calava alle montagne.
5Malinconicamente ivan battendo
I nostri cori che il giocondo affanno
Già sentiano d’amore e desïosi
Si cercavano. In questa ora di pace,
Quando disceso ai bassi lidi il sole
10Lascia tepida l’aria e gli augelletti
Gli dan l’ultimo addio: tra pianta e pianta
Guata furtiva la nascente luna,
E per la valle tacita si spande
L’argenteo suon delle piangenti squille,
15Com’è dolce l’amor! come favella
Onnipossente all’anima! le braccia
Nel delirio de’ sensi il garzoncello
Cupido allarga e china il mento al petto,
Di non stringer turbato altro che il vento.
20Maria, le dissi, irrequïeto il core
Mi batte in seno. E dove un altro core
Troverà che a’ suoi battiti risponda?
Di subitana porpora suffusa
I dolci occhi abbassò la verginetta,
25E sovra l’ale d’un sospir mi diede
La sua risposta. Indefiniti, oscuri
Presentimenti l’assaliro: al cielo
Levò gli occhi pensosi e sorridendo
Mi disse: colassù vivono i cori,
30Colassù si uniranno i nostri amori.
Vissi un anno di cielo. Il nostro amore,
Come l’amor di due fanciulli e come
Degli angioli l’amor, era innocente
E sereno. Che ebbrezza è di due cori,
5Di due cori commisti in un affetto,
Senza vel come il nostro e senza tempo!
Chi dogliosa di lagrime vallea
Disse la terra, non conobbe amore;
Perchè questa di lagrime vallea
10A chi conobbe amore è paradiso.
Maria, la bella fanciulletta, un tempo
Usa a correr con me per le foreste
E le floride fratte, insidïando
Occhiute farfallette e pigolanti
15Nidi di capineri e d’usignuoli;
Maria, che di anni e di beltà cresciuta
Con un nodo di rose il suo destino
Volle per sempre al mio destin congiunto;
Maria, l’innamorata giovinetta,
20Mise un giorno dal cor lungo un sospiro
E della vita uscì. Scesa di cielo
Questa nivea colomba al primo nido
Bella di affanni e d’innocenza ascese.
Nè di lagrime asperse il suo cammino,
25Esulante ritrosa: un tale amore
Colla vita non cade: amor dell’alma
Rompe la pietra del sepolcro e vive
Come l’anima eterno ed infinito.
Non mentiva la pia, quando levando
30Al ciel gli occhi pietosi e sorridendo
Mi disse: colassù vivono i cori;
Colassù si uniranno i nostri amori.
Piansi il fior de’ suoi verdi anni caduto
Innanzi tempo. Se la Fè mi toglie
Dal volgo degli umani, umano il core
Ho pur nel petto e non ignoro il pianto,
5Questa pia di gentili alme fralezza.
Piansi la cara vergine che volle
Con un nodo di rose il suo destino
Eternamente al mio destino unito;
Ma provvida la Fede ad asciugarmi
10Venne il pianto non degno, e consolate
Oggi sollevo le pupille al cielo.
Morta non è l’amabile compagna
De’ miei primi trastulli: i suoi begli occhi
In me, come solea, tien fisi ancora,
15Ancor mi parla e della vita ai duri
Affanni mi avvalora : io l’odo all’alba
Che nel prato mi chiama, e delle selve
Nel vespertino murmure l’ascolto.
Quante piaghe risana e quanto assenzio
20Raddolcisce la Fè! Sotto il balcone,
Ove, il labbro tacendo, i nostri cori
Si parlaron d’amor, cresce solingo
Un fiorellino, di sua casta mano
Antica cura. Or ella messaggero
25Dell’amor suo s’è fatto il fiorellino
Ch’ogni dì manda a salutarmi e dice:
Non ti scordar di me, mio dolce amore.
Ch’io mi scordi di te? rispondo, e gli occhi
Mi vanno al ciel di lagrime velati.
30Morta non è la vergine che assisa
Meco al balcone un dì di festa, il volto
D’onesto foco imporporata, al cielo
Levò gli occhi pensosi e sorridendo
Mi disse: colassù vivono i cori;
35Colassù si uniranno i nostri amori.