Fresca rosa novella
piacente primavera,
per prata e per rivera
gaiamente cantando,
vostro fin pregio mando a la verdura.
Lo vostro pregio fino
in gio’ si rinovelli
da grandi e da zitelli
per ciascuno cammino.
E cantine li augelli,
ciascuno in suo latino,
da sera e da matino
su li verdi arbuscielli.
Tutto lo mondo canti,
po’ che lo tempo vene,
si come si convene,
vostr’altezza pregiata;
chè siete angelicata criatura.
Angelica sembianza
in voi, donna, riposa.
Dio! quanto aventurosa
fue la mia disianza!
Vostra cera gioiosa,
poi che passa ed avanza
natura e costumanza,
ben è mirabil cosa.
Fra lor le donne dea
vi chiaman come siete;
tanto adorna parete
ch’eo non saccio contare;
e chi porla pensare oltr’a natura?
Oltr’a natura umana
vostra fina piagenza
fece Dio, per essenza
che voi foste sovrana.
Perchè vostra parvenza
ver me non sia lontana,
or no mi sia villana
la dolce provedenza.
E, se vi pare oltraggio
ch’ad amarvi sia dato,
non sia da voi blasmato,
chè solo amor mi sforza,
contr’a cui non vai forza nè misura.